Intervista con Salvator Presta

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Intervista con Salvator Presta

“La mia pittura é un viaggio spirituale”
Írta: Zsuzsa Dárdai

Salvador Presta, l’iniziatore del movimento MADI in Italia, e nato nel 1925 a Cosenza (Italia). Aveva due anni quando la famiglia si e trasferita in Argentina dove ee rimasto fino al 1965. Nel 1966, su suggerimento di Lucio Fontana, e ritornato a vivere in Italia. Nel 1984 a Genova ha fondato il movimento “madi italia”, rilanciato nel 1990 a Milano nell’ambito dell’Arte Struktura. Il “movimento internazionale madi italia” oggi e un fortunato, forte gruppo di artisti visivi.

Noi abbiamo incontrato il vecchio maestro, che oggi vive a Sesto San Giovanni (Milano), a Gallarate in occasione della mostra internazionale MADI nel novembre 1999.

Salvador PRESTA (I) Homenage a Platón 1998

Zsuzsa Dárdai: ? Nel 1946, nell’anno della fondazione del movimento MADI Lei aveva 21 anni e viveva a Buenos Aires. Come ricorda i suoi primi passi nella vita artistica?

Salvator Presta: ? Fin dal 1943 partecipo nella vita culturale del paese e insieme con i miei amici (Carmelo Arden Quin, Tomas Maldonado, Gyula Kosice, Lucio Fontana e altri) facevamo arte d’avanguardia che ha suscitato numerosi dibattiti e scontri. Prima mi sono aderito al movimento MADI fondato da Carmelo Arden Quin, poi ho fondato il movimento plastico-integrativo “constructivo-arquitectural” con cui ho partecipato alla prima Biennale di Parigi.

Nel 1960 in Argentina ho pubbicato un libro intitolato “arte argentino actual” che ha avuto altre due edizioni, nello stesso anno ho fondato la rivista “realizaciones” che ho diretto per quattro anni e alla quale hanno collaborato i migliori artisti argentini. Ho lavorato anche per alcuni altri giornali e riviste d’arte. Piů tardi, invece, non avevo piů possibilita di sviluppare il “constructivismo arquitectural”, la simbiosi di pittura, scultura e architettura come la continuazione delle teorie MADI, visto che nemmeno l’Argentina ma nemmeno il mondo non erano abbastanza maturi per quest’arte e forse nemmeno oggi riescono ad accettare una tale rivoluzione urbanistica.

L’ultima goccia nel bicchiere era il fatto che io con un architetto aperto alla geometria abbiamo progettato una villa costruttivista a Mer de Plata (citta turistica in Argentina) ma i progetti vennero rifiutati dalle autorita locali con la scusa che una tale villa graverebbe sull’immagine della citta.

Zsuzsa Dárdai: ? Capito di non avere piů possibilita che cosa ha fatto?
Salvator Presta: ? Nella mia prima rabbia ho scritto una lettera a Lucio Fontana chi allora viveva gia a Genova: gli ho comunicato la mia intenzione di andare in Italia. Fontana mi ha incoraggiato dicendo che posso stare da lui e lavorare nel suo studio. Dopo un mese e mezzo, gia un po’ piů calmo, gli ho riscritto per rigraziare per la sua gentile proposta e per dirgli che per motivi esistenziali non avevo il coraggio di rimpatriarmi. Egli mi ha mandato una lettera per tranquillizzarmi che avrebbe pensato a tutto lui, basta che io mi decida. Un mio collezionista di Buenos Aires, conoscendo la mia situazione, mi ha dato un biglietto andata-ritorno dicendo: vai e se non ti ci trovi bene, torna.

Salvador PRESTA (I), DÁRDAI Zsuzsa (H)


Zsuzsa Dárdai: ? Purtroppo, nella vita artistica e assai raro questo atteggiamento che ha dimostrato Lucio Fontana nei Suoi confronti.

Salvator Presta: ? Fontana era una persona eccezionale. Dopo che sono arrivato a Genova ha pensato a tutto lui. Mi ha reso possibile di partecipare a una mostra insieme con Picasso, dopo con lui stesso nella Galleria Apollinaire dove ha invitato i suoi collezionisti e gli suggeriva di acquistare le mie opere. Infatti, ne hanno comprate diverse. E per 5 milioni! Allora questa era una tale grande somma che bastava per comprarsi una casa.

Fontana mi ha consigliato di andare a Madrid, Londra, Parigi per visitare i famosi musei dell’Europa e di tornare solo quando ho finito i soldi. Per sei mesi ho viaggiato in Europa, alloggiavo in albergo, a pranzo e a cena mangiavo in ristorante. Ho speso una cifra incredibilmente grande. Sono tornato in Italia con 500 mila Lire e Fontana mi ha rimproverato: T’ho detto di tornare quando hai finito i soldi! Aveva cura di me fino all’ultimo momento della sua vita: mi ha reso possibile di partecipare a diverse mostre importanti. Posso dire che e merito suo che io sono entrato nella vita artistica italiana.

Zsuzsa Dárdai: ? Quindi e tornato al MADI?

Salvator Presta: ? Certo. Ho ripreso a fare delle opere MADI anche perché mi incoraggiava lo stesso Fontana. Egli riteneva che lo spirito del MADI ancora per tanto tempo rimane carico di forza innovativa. Nel 1955, da unico artista italiano, ho partecipato alla mostra internazionale MADI organizzato a Firenze. Trasferitomi in Italia per lungo periodo lavoravo da solo, poi, nel 1984, con tre artisti ? Esposto, Loi, Contemorra ? abbiamo fondato il gruppo MADI italiano. Abbiamo fatto numerose mostre, su invito di Arden Quin abbiamo esposto anche a Parigi, solo a Genova non avevamo fortuna perché le gallerie erano troppo conservatori. Il gruppo pian pian si e sciolto, ognuno ha cominciato una propria strada. Io ero diretto per Milano. Mentre l’ambiente artistico di Genova non riusciva ad accettare le idee del movimento, la Galleria Arte Struktura di Milano si dimostrava assolutamente aperta al nuovo. Anna Canali, la direttrice della galleria, una persona molto attiva e di spirito aperto, ha riconosciuto subito l’importanza del MADI. Nel 1990 abbiamo rifondato il gruppo italiano MADI insoeme con lei e con degli artisti MADI. Questa mostra a Gallarate e una delle nostre imprese artistiche piů importanti perché, oltre alla rassegna internazionale, abbiamo realizzato anche una stabile sala MADI.

Salvador PRESTA (I)


Zsuzsa Dárdai: ? Secondo Lei, quale e l’importanza del MADI oggi?

Salvator Presta: ? Penso che il termine oggi non e piů attuale. Le parole “materialismo”, “astrazione”, “dialettica”, “invenzione” alla fondazione del MADI avevano un significato tutt’altro. Le tante possibilita del MADI di oggi potrebbero invocare un altro nome (non saprei, forse oggi il MADI ha gia un significato del tutto indipendente e sta ad indicare un movimento, uno stile, in piů ci sono le numerose varianti di significato della parola composta MADI…). Penso che il futuro del MADI sia nell’aria, nello spazio e nell’universo. Fontana con i suoi tagli ha iniziato qualcosa: ha guardato nello spazio, ha posto l’idea dello spazio ma in realta non e uscito nello spazio. Io, invece, vorrei fare questo passo. Vorrei che i miei cubi, per via dell’effetto elettromagnetico, possano galleggiare nello spazio. Parlando del futuro del MADI, ovviamente, penso soprattutto al mio “madi”. Ogni artista deve trovare la sua strada e sono convinto che ogni artista riesce a trovare la sua strada. Oggi i pittori MADI non dipingono piů come facevano dieci anni fa, domani dipingeranno in un altro modo. E’ questo a portare avanti il MADI, cioe, il fatto che non siamo chiusi nei nostri limiti.

Oggi l’installazione, performance, happening sono forme d’espressione che vanno di moda. Gli artisti fanno esperimenti con il corpo umano, con le strade, con i paesaggi, impacchettano edifici e ponti, le opere d’arte vengono sempre piů coperte da parole, da caratteri, da significati. Quest’attivita ha molto piů a che fare con il teatro che con l’arte visiva. Infatti, non capisco perché puntano sul museo e non ci provano nel teatro. E non capisco perché questi artisti si definiscono pittori. Questo e come il rapporto tra un poeta e un musicista. Anche il poeta sente la musica ma quando scrive, usa la sua lingua madre e se vuole far conoscere la sua opera ad altri, deve far tradurre la sua poesia. Tradurre significa tradire. Invece, la musica non ha bisogno di essere tradotta: suona allo stesso modo in Cina, Giappone, Russia, Ungheria, Francia ecc. La musica rimane sempre la stessa. La pittura e come la musica: e sempre uguale, non ha bisogno di essere tradotta. Ma quando cominci a parlare, gesticolare, non si tratta piů di pittura; il significato di ogni tuo gesto, di ogni tuo accento, di ogni tua parola dipende dal momento.

Salvador PRESTA (I) MADI cubos en el aire 1998


Zsuzsa Dárdai: ? Nella Sua opera si nota una strana ambiguita: con il repertorio di strumenti della geometria realizza delle opere di carattere religioso.

Salvator Presta: ? Ritengo falsa la tesi secondo la quale l’arte religiosa per principio e inattuale, tradizionalista, didattica. E’ vero, io con il repertorio di strumenti della geometria realizzo opere di carattere religioso. Desidero costruire un mezzo per il piů importante messaggio cristiano, per l’amore in questo mondo pieno di violenza, caratterizzato dal declino della fede, dallo spirito spento, dalle numerose manifestazioni profate e malate (anche nell’arte) e, non per ultimo, dall’asseccamento della moderna cultura spirituale. I miei “cubi galleggianti”, da espressioni di una nuova forma artistica, desiderano approvare che il compito della pittura non e solo quello di realizzare il “bello”, ma anche di fare supporto al messaggio spirituale e non in modo didattico.

Se il mondo e nel mondo l’arte non provano la rinascita spirituale, la rinascita contro il male, contro il peccato, contro l’orrido, contro la violenza, allora la civilta e destinata alla perdita della dignita umana e si avvia irrimediabilmente verso l’autodistruzione. Uno degli elementi centrali della mia arte e costituito dalla mia fede nella vittoria della vita sulla morte trascendendo ogni limite di razza, religione e cultura. Con esse desidero portare il fruitore a uno stadio piů elevato dell’esistenza giacché, pur essendo astratte, racchiudono una determinata conoscenza delle idee religiose e filosofiche. Manifestano pure alcune tensioni o stati “numinosi” di famosi mistici quali: Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, San Francesco d’Assisi, Maestro Eckjart, Caterina da Siena, Teilhard de Chardin ecc. Dato che io realizzo opere astratte, ritengo importante considerare i titoli con cui si puň orientare il fruitore sui contenuti filosofici e religiosi i quali, stimolati con l’emotivita dei colorie la logica lineare e modulata dell’argomentazione visiva, vengono rappresentati nel complesso. In molti miei lavori si possono notare la “Resurrezione”, “un personaggio mistico della fede mistica” o il “sorriso delle cose” nonché “la guerra come un male che disonora il genere umano”.

Dal punto di vista forma mi servo delle possibilita offerte dal MADI, i miei quadri, quasi immedesimandosi con l’Assoluto, galleggiano liberamente, senza cornici nell’aria. Con i miei cubi iresco a realizzare una vasta tonalita dei colori. Sono pochi i pittori capaci di differenziare 46 sfumature del verde. I miei cubi me ne danno la possobilita. Ma questo ancora non e tutto. Il cubo rappresenta anche me stesso perché io sono calabrese. Sono nato a Cosenza, e come ogni calabrese, anch’io sono un cubo. La differenza e che io questo non nego, lo accetto, anzi, cerco di rappresentare la differenza tra i cubi omogenei. Gli altri questo non lo fanno. Quindi, si considerano cubi brutti. Mi sono spiegato?

(Traduzione di Zsuzsa Ordasi, MADI art periodical No3)